26 Luglio 2009




E dire che in questo giorno infernale
è uno solo il desiderio di me
che al cielo incede.


Cielo? Saresti cielo
d'un ardore più infinito,
oh dolcezza
infinita.

Un desiderio, uno solo.
Uno soltanto.

Chiedo troppo? -non chiedo.
Come gli ultimi passi degli esuli.



 
02 Aprile 2008





                                                 E mentre tutto ciò venne narrato,
                                                   diecimila universi tremarono.

 

 

 

 


Perché continuare?
Domani chiuderò questo blog.
La meccanica non interessa.




Io che conosco ogni parola del Silenzio.

 

 

 
31 Marzo 2008

 
Scorrere di pensieri senza freno. Termineranno solo col mio schianto.
Vedo milioni di viola folletti danzarmi intorno come falene su di un fuoco.
In cerchi volando, elevano al cielo preghiere d’indiscussa spiritualità divina.
Non ho specchi con me ma so già che il mio riso è ora in tutto per tutto simile a
un ghigno malvagio. Le fila dei denti serrate ad incastro.
Ho l’impressione che fermarmi qui non condurrà in nessun luogo.
E se avanzo muoio.
Chiedo ai folletti il perché delle loro ali.
Rispondono in coro che Dio è grande e lucente.
Alla parete un pugno assetto.
Ripenso al signore degli inganni ch’è vittima d’un inganno:
ciò che uno semina raccoglie –ed è per questo che preferisco non seminare.
Rivedo visi a me noti e su tutti uno solo.
Ho voglia di ridere.
Aprire la finestra e gettarmi nel vuoto, per il solo piacere di provare la brezza
cullare i miei ultimi istanti di vita.
Sono un pericolo morale.
Chi crede in me, nella mia ultima ora, sarà salvato.
Con una sola inspiegabile parola, che io vado avanti a inseguire con doviziosa presenza:

 

                             

                 DELIRIO.

 


Diego Martina

 
28 Marzo 2008

 

                Ho visto diversi aspetti restare tali solo in apparenti circostanze.

                          Dormo, e il mio sogno è apparente circostanza.

 

 Diego Martina

 
25 Marzo 2008

 

Tornato a casa in questi giorni ho visto i quattro cuccioli che sono nati
ad una delle mie tre Lei -sfingi di pelo.

I quattro erano in uno scatolo, sotto un tavolo, in giardino.
Allattavano alla madre.
Mi sono avvicinato per prenderne uno in mano e con debole forza, quasi un alito,
mi ha respinto miagolando: temeva la mia presa.


Ho avuto tantissimi gatti ad allietarmi le estati, innumerevoli momenti di malinconia riversati in sorrisi vedendo quelle dolci creature streapparmielivia con la loro presenza;

ora cresceranno invece lontano dai miei occhi, non li vedrò più muoversi goffamente miagolando ai venti, affogare le zampette nelle ciotole del latte….non li vedrò più diventare adulti, stupendi nella loro flessa curva dorsale -già sapendo che quando due volte all’anno tornerò a trovarli, fuggiranno da me.

Avranno negli occhi una sagoma ostile. Ancora una volta
avranno paura delle mie mani alla ricerca del loro respiro...



Un contatto spezzato da lontananza
che è quasi delirio,
delirio orchestrato da respiri
appena sopiti
e interrotti nel loro mutare
da aliti d’angelo:
cerchio cui io
non prenderò parte,
proiettile in una russa roulette che non mi ammazzerà.

Ciclo a senso unico
in cui l’unico senso possibile
è la presenza della mia assenza
.


Diego Martina

 
18 Marzo 2008

 

Ho visto un falco

bianco salutare la notte.

 

Avea piume adamantine

ed occhi d’un tenue blu cobalto.

 

Volando nell’aere

tracciava sentieri

lucenti indicanti

nuovi e istoriati mondi.

 

 

Quel falco alto alla notte volava,

in nembi ora spenti.

 

Quel falco alto alla notte volava,

dal mio sguardo seguito…

 

Diego Martina 18.03.2008

 

 
12 Marzo 2008

Oggi è un anno fa.

 

Lento nei ricordi scivolo, se ripenso a quella bianca corsia d’ospedale illuminarsi di nero.
Rivedo sul comodino quei miei fiori accesi mettere a fuoco il tuo scarno viso.
Quegli occhi chiusi chini su di un lenzuolo, senza nemmeno la forza di guardare avanti a sé, senza
nemmeno l’ombra d’un futuro da scrutare.

 

“Beh, io allora vado avanti. Tu prenditela pure comoda”

(ho imparato che dare speranze a chi speranze non può più avere
  è un delitto ben peggiore della  mancanza stessa di speranze)

“No, tu non vai proprio da nessuna parte…”

 

(ho imparato a non arrendermi)

 

“Io devo…”

 

(ho imparato a farmi male)

 

                                  Qualcosa di abissale c’ha illuso e poi diviso.
                                                 Ho imparato a fallire.

 

 

 
“Una promessa devi però farmela: continua a far sorridere chi ti è intorno, continua a regalare
  quelle emozioni speciali che mi hai sempre regalato. Continua a vivere, per entrambi.”

 

L’ho promesso. L’ho promesso e ci sto provando.
Ci sto dannatamente provando, in ogni modo e con ogni mezzo:
Sto provando a non privarmi di me.

 

 

  
Quel lontano giorno vicino sarei dovuto essere io a cullare te, a darti forza, a farti sorridere.
Tutto quello che riuscivo a fare era invece pensare al nostro passato
-a quanto il tempo ti avesse deperito, a quanto le lacrime consunto le iridi.
Pensavo a quanto bella eri, e a quanto bella saresti apparsa di lì a poco agli occhi di Dio.
Egoisticamente, ero in quegli istanti una statua di marmo attonita in cerca di calore.
Il tuo.

 

 

 

 
                                 Io continuo a sognarti e nei sogni ancora sorridi.

 

 

“Dai, vent’anni non sono poi pochi per andarsene da questo mondo.
 E se ogni tanto verrai a trovarmi  vorrei che tu lo facessi senza fiori e senza lacrime.”

 

 

                        Quell’addio suonato col candore d’una funerea marcia.
      Tre giorni dopo, così come avresti voluto, la mia ombra giaceva sulla tua tomba.

 

 

 

 

 
Un anno.
E ora di nuovo qui a pensarti.
Un anno senza te, ma con te.
Le mille promesse che un giorno facemmo cancellate in un solo istante.
Ma ogni addio è a sé una promessa, Viola.
E ci sono molte cose che avrei voluto dirti, e non ho detto.
E ci sono molte cose che vorrei adesso dirti, e non dirò.




 

                                         “In Paradiso vorrai
                               avere ancora a che fare con me?
                                   Premi e compensi: non sai
                                  quanto desideri farne parte,
                                       fra quelli di cui godrai,
                                           per la tua felicità.

 

                                   Perché non chiedo per me
                                  la gioia eterna di risorgere,
                              ma di esser cura perenne per te,
                            regalandoti quel che non do in vita.

 

                                    …e allora chiediglieLo tu
                            che ti conceda di avermi con te lassù.

 

                                                 Con te.”

 

 

 

 

 
 

“Ah, Diego, solo un’ ultima cosa…………Grazie.”

 

 
09 Marzo 2008

Come di Ossidiana

 

Almeno i sogni un'altra occasione di rivederti me l'hanno concessa.

Abbracciavo il cuscino e sognavo il tuo volto.

Come di lettere scritte, e mai spedite.

 

(rivederti, infine, un giorno…)

 

 

 
08 Marzo 2008

Il Solitario - Marlene Kuntz

 


Il solitario, in assenza di loquacità
è avvoltolato in un enigma,
siede pensoso al limite della realtà
accavallando le sue lunghe gambe.

-lo puoi notare perchè è un indecifrabile-

Porta il suo sguardo negli accessi cosa non si sa
e li pervade di fascino;
si tocca il mento e si schermisce alla gestualità
di chi sta accanto e lo incomoda.

Lo puoi giurare in sintonia con i fatti suoi,
quand'anche siano sostanzialmente guai,
perchè nel suo mondo è pace
ed è per questo che lui lo abita.

Il solitario, in gran miseria di calorosità,
sta bene al largo di un dilemma che prima o poi avrà
e non si chiede come tutta la faccenda finirà.
No: non si chiede come finirà.

E non si chiede se l'amore che non dà
si vestirebbe un giorno di fatalità
-lo stesso amore che non prende
e che vestito a lutto a prenderlo verrà;
lo stesso amore che non prende
e che, bellissimo, a prenderlo verrà-

 


 
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